Francesco Orioli

 

Fu un autentico personaggio del tempo in cui visse, noto anche all'estero, distinguendosi in molti campi del sapere, impegnato in politica, pagando anche in prima persona per le proprie scelte.

Nacque a Vallerano il 18 marzo 1783 e dimorò con la famiglia in diversi paesi, fino a circa nove anni, allorché fu sistemato a Roma presso due zii materni per frequentare il Collegio Romano e, un anno dopo, in casa del nonno materno a Montefiascone per studiare grammatica latina ed essere poi ammesso, come esterno, al Seminario ove seguì gli studi filosofici e quindi teologici come seminarista (anche se privo di vocazione), aiutato dai preti francesi profughi, che gli avevano ottenuto anche un canonicato a S. Lorenzo Nuovo.

Abbandonò gli studi ecclesiastici per passare a quelli giuridici a Roma, poi riprese l'abito talare (in cambio di una cattedra al Liceo-Convitto di Viterbo) per toglierselo definitivamente all'arrivo delle truppe francesi.

Era stato tirato anche nella massoneria da Quirino Candelori di Ischia, avviando "la fondazione d'un raduno in Viterbo", denominato "Telegrafo del Cimino".

Nel 1813 ottenne la cattedra di fisica all'università di Perugia e, mentre si interessava anche di archeologia, trovò modo di farsi dare la laurea di medicina, che gli fu utile per allontanarsi da Perugia nel periodo della definitiva caduta napoleonica e andare a fare "l'ammazza-villani" a Castel Giorgio.

Ottenuta la cattedra di fisica a Bologna, fu tra i promotori della rivoluzione del 1831 e membro autorevole del governo; quindi, esiliato, visse in Francia tenendo lezioni e conferenze (anche piuttosto criticate) ma ottenne pure significativi riconoscimenti.

Insegnò poi fisica all'università di Corfù e tornò a Roma nel 1847 usufruendo dell'amnistia concessa da Pio IX; fu reintegrato nella cattedra universitaria e insegnò storia antica; venne eletto deputato di Viterbo al tempo del ministero Mamiani, si dimise e fu rieletto ma si dimise nuovamente.

Dopo la restaurazione di Pio IX fu nominato consigliere di stato e in seguito pubblicò scritti fortemente reazionari in difesa dello stato teocratico.

Morì a Roma il 4 novembre 1856.

I suoi interessi furono multiformi e le sue cognizioni infinite; enorme la sua produzione scritta in molti campi; non ebbe un comportamento lineare in materia di religione e di politica: intorno alle sue contraddizioni ancora continuano a discutere vivacemente studiosi e critici.